Dalle mondine ai call center

In una metafora tra passato e presente: il modo di produzione capitalista segna oggi come ieri una frattura insanabile fra interessi degli sfruttati e quelli degli sfruttatori. Il sistema capitalista preme gli individui a trovare un ruolo in una produzione sociale che non gli appartiene. Mentre le borghesi escono dalle loro "prigioni dorate" per rivendicare un posto in Parlamento o nelle professioni maschili, milioni di contadine e casalinghe vengono spinte dal bisogno nella produzione su larga scala: la fabbrica, la filanda, la miniera, l’ufficio e il call center diventano i luoghi di una ulteriore forma di vessazione, dell’oppressione di classe. Questo secondo fardello, la storia ci ha insegnato che però, le ha sottratte dalla solitudine delle quattro mura, diede loro la possibilità di trovare altre compagne e compagni con cui ribellarsi alla propria condizione di sfruttate, diventare protagoniste della propria vita, spezzare la propria sottomissione all’uomo, insomma dare un colpo al patriarcato. Tutta l’esperienza delle lotte delle lavoratrici insegna proprio questo: alla lotta sul luogo di lavoro si accompagna sempre una crisi nella famiglia, in cui gli uomini vedono con sospetto il nuovo protagonismo femminile e le donne, presa fiducia nelle loro capacità, non tollerano oltre i soprusi e le ridicolizzazioni della loro figura da parte dei padri, mariti e fratelli.

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Un pomeriggio a Tor Bella Monaca

Di Vittoria Oliva
Domenica 5 aprile sono andata alla manifestazione di Tor Bella Monaca.
Dico la verità non mi piaceva il comunicato di convocazione che cercava protezione da chi non è preposto a proteggere ma a ben altro, ne alcune presenze.
Ma c’erano gli immigrati che subiscono i pogrom ripetuti, c’erano stati i pestaggi dei fascisti, potevo non andare?
No questa volta dovevo andare, un altro essere umano ancora una volta è in fin di vita e una donna ha perso la sua creatura per la ferocia dei razzisti.
Naturalmente eravamo in pochi compagni. Più sbirri che compagni.
Beh certo le manifestazioni è meglio farle al centro dove c’è la visibilità non nella tana del lupo!
I compagni con cui sono andata io avevano preparato uno striscione molto chiaro che non lasciava adito a dubbi

"Contro ogni Aggressione autodifesa organizzazione"

con una stella rossa.
abbiamo fatto il nostro spezzone e gridato i nostri slogan, belli e determinati, netti e chiari come sempre.
Il più gridato era:

IL PROLETARIATO NON HA NAZIONE INTERNAZIONALISMO RIVOLUZIONE"

Poi sotto le case dove era rintanati fasci e xenofobi abbiamo cantato a sfida la canzone questa, la nostra
http://www.youtube.com/watch?v=7S-heITM2D8
Abbiamo attraversato dietro i migranti tutto il quartiere. Al termine ci sono stati gli interventi dei migranti che hanno gridato la verità al quartiere che hanno spiegato lo sporco gioco di dividere lavoratori di colori diversi dai lavoratori italiani, di come tutti siamo sfruttati alla stessa maniera, un lavoratore Albanese ha ricordato anche Carlo Giuliani.
Si è stata un giornata di lotta e di coraggio

vittoria

L’UNICO DIRITTO E’ LA NON VITA

di: Oliva Vittoria

Canale di Otranto: la corvetta della Marina militare italiana ”Sibilla” sperona e affonda la nave albanese ”Kater I Rades”. Le vittime censite sono 108, ma vengono recuperati soltanto 84 cadaveri. Ad ottobre recuperato il relitto dell’imbarcazione. Da allora sono cambiate le rotte, sono cambiate le popolazioni che si avventurano per il cammino della speranza negata. Quell’episodio tragico e controverso fece molto clamore, i compagni della Puglia ogni anno celebravano la ricorrenza con manifestazioni gettando fiori in mare. I fiori non bastano più: i mari sono profondi e possono accogliere chi non è accolto. Si sommano i conti del non diritto alla vita: dai morti di lavoro, ai morti nei mari, ai morti sotto i tir, ai morti nei cpe, ai morti nelle galere, ai morti nelle famiglie.

UNICO DIRITTO E’ LA NON VITA

Ed ora il 30 marzo del 2009 ancora

http://www.asca.it/copertina-IMMIGRATI__300_CLANDESTINI_DISPERSI_IN_MARE

Questo è un sistema che si regge sulla morte e che si nutre di morte e il pericolo vero è che ci si abitui alla morte, che le non coscienze si sagomano al modello della morte: cosa altro significano le ripetute cacce al diverso, allo straniero che si moltiplicano nel nostro paese ed in Europa? La fortress Europa sta plasmando una società di sbirri giustizieri e di necrofili, a questo mirano le sue leggi bilaterali con i paesi di origine delle migrazioni.

Tutto è connesso, nulla è lasciato al caso, tutto è programmato c’è un filo che unisce le leggi antisciopero, i divieti di manifestare, la criminalizzazione di ogni forma di rivolta e le leggi contro i migranti, tutti siamo su quelle che vengono chiamate carrette del mare, e che io continuo a chiamare le navi di Lazzaro, come venivano chiamate quando ad emigrare erano gli europei.

Tutti siamo proletariato a cui è negata la vita anche quando si "vive" schiavi del lavoro, sicuri sempre solo di morire.

I PACCHETTI SICUREZZA SONO SOLO LA CODIFICAZIONE CHE L’UNICO DIRITTO E’ LA NON VITA.

Giacché la non vita per noi assicura il profitto al Capitale. E ancora, ancora c’è chi non ha chiaro che l’unica diritto riconosciuto è questo, e ancora c’è chi si ostina a chiedere questo o quel diritto.C’è chi chiede il diritto di morire con dignità, per esempio, ma come? tutta la vita ti sei scordato della dignità, piegandoti al ricatto della servitù e quando, quando rivendichi la tua dignità? quando stai sul punto di morire. Se hai vissuto una vita senza dignità puoi ben fare una morte senza dignità!dato che c’è chi non chiede dignità, se la prende, se la prende prendendo la via dei mari e dei monti e muore in nome di questa dignità cercata, voluta tenacemente, caparbiamente, tu che ti adatti ad ogni alibi, che ti afferri alle tue misere certezze legali puoi morire anche senza dignità!

Altri invece non fanno altro che parlare del DIRITTO ALLA VITA? per chi? per chi ancora non è essere umano, per chi ancora non è merce, appena diventi merce non vale più il diritto alla vita o migrante o autoctono.

Per tutti gli essere umani che con coraggio si mettono in cammino per la dignità il riscatto e la vita.

NON SOLO PER IL PANE

Non solo per il pane non solo per il pane

In fuga eterna come l’onda che ti vinse

ad un cuore basta un petto

alla libertà bastano le ali

la spuma che spense la tua primavera

lascerà la rosa,

lascerà la freccia nell’arco

Dalle voci dei vivi arriverà

ciò che volevi narrare

gli echi e le voci non li ferma il naufragio

migrano gli uccelli che avevano

nido nella tua anima.

E quando il nostro sangue si mescolerà

sui ciottoli della strada

rideremo allora perchè il riso

divenga una spada affilata.

Tu che giungi sputa la tua bestemmia

perchè si ritrovi il sorriso.

che apra le porte della vita.

Vittoria

L’Avamposto degli Incompatibili

www.controappunto.org

28 Marzo

Il 28 marzo 1980, durante un blitz dei carabinieri del generale dalla Chiesa, in un covo Br rintracciato su segnalazione di Patrizio Peci, in via Fracchia a Genova, furono uccisi: Annamaria Ludmann, Riccardo Dura, Lorenzo Betassa e Piero Panciarelli. L’irruzione avvenne che era ancora notte profonda, non ci furono arresti solo esecuzioni.

 

Tutto partì dalle delazioni di Patrizio Peci a Caselli e Dalla Chiesa, dopo che ufficialmente si era rivolto al comandante dei servizi segreti Incandela di Cuneo mentre era ancora nelle celle di isolamento successivo all’arresto coperto da due mesi.  Il clima era pesantissimo in tutto il Nord, e tutti noi compagni rivoluzionari dell’epoca capimmo immediatamente che era uno spartiacque, era iniziato il pentitismo e l’ancora più peggiore dissociazione che portò a breve molti arresti, persecuzioni giudiziarie spessissimo infondate e basate su teoremi inquisitori, l’obbiettivo distruggere tutto il movimento … La dinamica dei fatti

 

Baleno

Per coincidenza di date della nostra storia lo stesso giorno il 28 Marzo ma del 1998, nel carcere delle Vallette, veniva trovato morto impiccato l’anarchico Edoardo "Baleno" Massari. Tutto inizio il 5 marzo quando vengono arrestati tre anarchici: Silvano Pelissero, Edoardo Massari (Baleno) e l’argentina Maria Soledad Rosas (Sole).

La sera dello stesso giorno, poliziotti e carabinieri invadono l’Asilo Occupato di via Alessandria, distruggono ogni cosa, rompono vetri ed impianti igienici, pisciano sui materassi e procedono allo sgombero……I tre anarchici vengono posti in isolamento senza che venga loro comunicato di cosa sono accusati.
Il 7 marzo il giudice per le indagini preliminari Fabrizia Pironti conferma l’arresto con l’accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 bis).
I Pubblici Ministeri Laudi e Tatangelo, veri registi dell’inchiesta affermano essere in possesso di prove granitiche e costruiscono un “castello accusatorio” alquanto improbabile, confidando nell’aiuto di quella sorta di circo equestre che è l’informazione mediatica di regime.
Proprio l’opera dei giornalisti, alla ricerca dell’effettismo esasperato si rivelerà infatti fondamentale nello screditare e demonizzare i gruppi anarchici vicini ai tre giovani, nell’enfatizzare il ritrovamento di prove che si riveleranno non essere tali, nell’indurre ad una sentenza di condanna l’opinione pubblica prima ancora che il processo sia iniziato.
Sabato 28 marzo all’alba, secondo la versione ufficiale, Edoardo Massari (Baleno) viene trovato agonizzante, impiccato con le lenzuola alla sua branda del carcere torinese delle Vallette.
Inquietanti le testimonianze degli abitanti delle case popolari antistanti il carcere che affermano aver sentito arrivare ambulanze e volanti a sirene spiegate già verso la mezzanotte.