FdCA: Sul contratto separato sui metalmeccanici

Date Fri, 16 Oct 2009 22:15:32

RESPINGERE IL CONTRATTO SEPARATO SUI METALMECCANICI MOBILITAZIONE NELLE FABBRICHE PER IL REFERENDUM SULL’ACCORDO SOSTENERE LE MANIFESTAZIONI DI BASE E GLI SCIOPERI AUTO-ORGANIZZATI

A solo 6 giorni dallo sciopero generale del 9 ottobre indetto dalla FIOM, partecipato in tutto il paese da centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici che hanno scioperato contro la crisi e contro le nuove regole sulla contrattazione definite in modo separato da CISL-UIL-UGL con Confindustria, la risposta di Federmeccanica insieme a CISL e UIL ha tutte le caratteristiche di una serrata padronal-sindacale che ha tre obiettivi precisi

– stroncare il rinnovato protagonismo della classe operaia insieme ad una delle sue organizzazioni attualmente più conflittuale e rappresentativa
– sancire una volta di più che i costi della crisi vanno scaricati sui salari, sui posti di lavoro, sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici
– dare inizio allo smantellamento del contratto nazionale di categoria a partire dal settore più combattivo e resistente

L’intesa prevede un aumento retributivo medio di 112 euro, equivalente a 110 euro per il quinto livello. La prima tranche dell’aumento sarà in busta paga da gennaio 2010 e sarà di 28 euro, la seconda sarà di 40 euro dal 2011 e la terza di 42 euro nel 2012. Si tratta di mance, cifre molto più vicine alle proposte di Federmeccanica che a quelle sindacali. Infatti, come avevano chiesto le imprese, la prima tranche degli aumenti retributivi sarà più leggera rispetto alle successive due. Non solo, ma se dal 2010 sono previsti 28 euro al quinto livello, questo significa che al terzo livello l’aumento sarà di 15-16 euro netti.

Ai circa un milione e 300mila lavoratori metalmeccanici saranno corrisposti ulteriori 15 euro mensili dal primo gennaio 2011 come elemento di perequazione per chi non ha la contrattazione integrativa. Che abbuffata!!

Nonostante i sindacati metalmeccanici di CISL e UIL rappresentino solo una minoranza della cetegoria, hanno forzato la situazione con l’appoggio delle rispettive confederazioni, con una scelta che fa scempio della democrazia sindacale, che lacera l’unità dei lavoratori offrendo pochi e maledetti euro subito, che sancisce la avvenuta fusione di interessi tra parte padronale e quella parte sindacale che si fa agenzia di controllo territoriale della forza lavoro. Un controllo che si esercita tra contrattazione ed enti bilaterali, tra fondi di sostegno al reddito e collaborazione per l’aumento della produttività, con rinuncia ad ogni tutela contro la precarietà e la flessibilità.

Il plauso del ministro del lavoro completa il triangolo degli interessi padronali, governativi e sindacal-collaborazionisti: svuotare il CCNL di ogni significato di solidarietà, di unità, di democrazia, distruggendo le basi stesse dell’organizzazione di classe nei posti di lavoro e nel territorio.

In questi giorni occorrerà sostenere tutte le forme di democrazia di base dei lavoratori/trici nelle fabbriche, che esprimano dissenso, contestazione e volontà di respingimento di un accordo firmato sopra le loro teste.

Occorrerà costruire le condizioni per una consultazione referendaria, anche auto-organizzata, che sposti i rapporti di forza, sottraendo consenso ed appoggio ai sindacati firmatari, riacquistando protagonismo ed autorevolezza nella contrattazione, azienda per azienda.

E’ in gioco il futuro della democrazia nel mondo del lavoro, è in pericolo l’esistenza della classe lavoratrice con la sua autonomia ed il suo progetto di una società più eguale e più libera, più solidale e più partecipativa.

I comunisti anarchici saranno come sempre in prima fila nella difesa degli interessi dei lavoratori/trici e nel sostenere una prassi sindacale conflittuale e libertaria.
FdCA – Commissione Sindacale
16 ottobre 2009
www.fdca.it

Povera Vita Mia

Alle volte mi ritrovo con la testa tra le mani e penso di essere diventato pazzo mi dico cazzo! non è reale qua mi devo calmare eh già, devo stare calmo, riprendere il controllo, lucidità, perché fa caldo qua, senti che caldo che fa, si muore, ma si fa per dire non è che fa caldo e uno muore a meno che non sia anziano e c’abbia problemi col cuore o di pressione, ma non è che fa caldo e uno muore il caldo è una cosa naturale, come andare a lavorare. C’è l’affitto da pagare? Vai a lavorare, lì ti possono sfruttare, umiliare, sottopagare, cassaintegrare, ma non è che ti possono ammazzare, non è così, perdio, non è così che deve andare, cazzo, morire, cazzo morire per poco più di mille euro non può capitare, ma non si sa come succede ogni giorno a ben tre persone e io sarei il pazzo! mille morti l’anno è una guerra perdio ed io sono un pazzo fottuto che con una guerra in corso vado ancora in giro disarmato, un pazzo, un pazzo fottuto …

Ti ho visto lì per terra
al sole del mattino
le braccia e gambe rotte
dal dolore.
Dicevan che eri matto
ma devo ringraziare la tua pazzia.

Ti ho visto lì per terra
poi ti ha coperto il viso
la giacca del padrone
che ti ha ucciso.
T’hanno coperto subito
eri ormai per loro da buttar via.

Ci dicon Siamo uguali
ma io vorrei sapere
uguali davanti a chi?
uguali per che per chi?

E’ comodo per voi
dire che siamo uguali
davanti a una giustizia partigiana.
Cos’è questa giustizia
se non la vostra guardia quotidiana.

Ci dicon siamo uguali…

E’ comodo per voi
che avete in mano tutto
dire che siamo uguali davanti a Dio.
E’ un Dio tutto vostro,
è un Dio che non accetto e non conosco.

Dicevi questo ed altro
e ti chiamavan matto
ma quello in cui credevi verrà  fatto.
Alla legge del padrone
risponderemo con Rivoluzione.
 

Arte e Anarchia

L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana, sia singola che collettiva, che porta alla creazione di un’espressione estetica. Essendo una forma espressiva, è stata “utilizzata” per esprimere pensieri, critiche, proteste, stati d’animo ecc.

Mentre altri movimenti politici e sociali, hanno utilizzato l’arte come forma di propaganda, pur negli intenti di critica radicale della società, l’anarchismo invece ha sempre diretto il proprio interesse all’arte come fosse una vera e propria scelta e forma di vita, dove gli individui riuscissero a realizzare nel senso più ampio e liberatorio possibile le proprie prerogative dirette soprattutto a raffinare un gusto dell’"estetica" come esperienza autentica e originale dell’individuo. Un’estetica che, come si evince dalla sua radice greca "aistésis = sensazione, sentimento", fosse cioé legata al "sentire" ed alle sue molteplici forme.

 

Esistono varie e innumerevoli discipline artistiche: arte figurativa (Fotografia, Grafica, Pittura, Scultura, Videoarte, Computer grafica, Fumetto ecc.), cinema, musica, letteratura, teatro e arte concettuale.

L’arte come contestazione della società capitalistica
A partire dagli "anni 50-60" si sviluppa quel tipo di società capitalistica definita “di massa”, di cui le peculiarità principali sono: il consumismo, la pubblicità, l’omologazione e l’omogeneizzazione dei “gusti”, la mercificazione di qualsiasi valore.

Deriva da questa situazione l’affermarsi di quei "sottoprodotti pseudoartistici" che danno al consumatore l’illusione di avere a che fare con l’arte, ma, in realtà, altro non è che volgare banalizzazione della stessa.

In questa chiave va interpretato il lavoro del “sistema” industriale, oramai “impadronitosi” di buona parte dei prodotti artistici, volto alla “costruzione” di elementi mercificabili. Tale situazione è stata descritta dai situazionisti attraverso l’utilizzo del termine “recupero” (i sistuazionisti hanno usato il verbo “recuperation”), per esempio riferendosi al PunkRock.

Contro la progressiva mercificazione dei “prodotti” d’arte, gli artisti d’ispirazione libertaria (ma non solo questi) hanno assunto atteggiamenti radicali di contestazione, attraverso una varietà di modi (rifiuto dei normali canali di comunicazione, rifiuto di creare immagini o prodotti commerciabili, nuove tendenze artistiche ecc.) volti a scardinare le fondamenta del “sistema capitalistico”.

L’artista libertario

<<La forma di governo che si addice maggiormente all’artista è l’assenza di ogni governo>> (Oscar Wilde)

Le grandi epoche di risveglio culturale ed artistico sono coincise con quelle in cui predomina l’autonomia delle città e la loro riorganizzazione secondo metodologie federaliste. Per esempio l’arte nelle città greche e in quelle medioevali, nasce dal rifiorire della libertà dell’individuo, inserito in un contesto comunitario di “dimensioni più umane”.

Al contrario le epoche "tiranneggiate" dal pensiero e dall’azione politica autoritaria, vedono spesso un decadimento culturale o comunque una concentrazione dell’arte entro poche mani privilegiate (spesso al servizio dell’autorità).

“Figlio e padre della libertà”… l’arte è il simbolo della creatività illimitata dell’uomo e, nelle epoche tiranniche, della sua parte inalienabile, e dei suoi sentimenti d’amore e fratellanza. L’artista libertario rifiuta gli schemi preconcetti ritenendosi l’unico artefice delle proprie creazioni.

Il rispetto dell’arte non consente all’artista di sfuggire alle tentazioni iconoclaste degli eretici d’ogni epoca, nè all’odio irrazionale della “grande arte” o dell’“artista geniale” (Non è forse la grande opera l’emblema dell’autorità, del Principe, del Prelato? Il genio non è forse il simbolo delle privazioni delle masse, in favore dell’autorità?). L’artista, però, non pretende nemmeno di far “tabula rasa” in senso nichilista e nemmeno pretende l’eguaglianza omologante dell’uniformità.

Lo scopo dell’artista anarchico è quello di realizzare la pienezza dell’uomo, liberandolo dal peso della tradizione. L’artista libertario alimenta lo spirito di rottura utilizzando l’arte in connubio con l’anarchismo, tendendo all’emancipazione dell’uomodonna e della sua libera immaginazione. Ed è per questo che volge lo sguardo al futuro, all’utopia, interpretando le sue libere aspirazioni ed espressioni.

continua

E DOPO L’ESTATE?

Con la fine dell’estate i negozi del Max Mara Fashion Group si riempiranno nuovamente di cadaveri animali trasformati in colli e giacche. Comincia il periodo in cui la carneficina di animali brutalmente sfruttati e massacrati dall’industria della pelliccia è visibile nelle vetrine e nelle strade, in cui la vanità e l’ignoranza portano milioni di persone ad indossare i loro resti sui propri vestiti. La moda è questa e i più si adeguano, senza sapere o senza pensare.

Proprio per far sapere e per spingere alla riflessione da anni il movimento per la liberazione animale si batte e si impegna, con iniziative informative e proteste.
La speranza è sempre quella che la realtà agghiacciante di questa industria possa far aprire gli occhi alle persone e generare un cambiamento nella loro coscienza e nella loro quotidianità.
Un passo fondamentale, certo, ma noi vogliamo anche di più.

Vogliamo unire la comunicazione con le persone a risultati concreti.

Vogliamo infatti che una delle più grandi aziende di moda del mondo, uno dei nomi più noti dello stile italiano, cessi di uccidere centinaia di migliaia di animali ogni anno per le sue collezioni.

Da un momento all’altro 2300 negozi nel mondo potrebbero essere privi di pellicce ed inserti di pellicce, potrebbero smettere di colare sangue e sofferenza, così come è già accaduto per le migliaia di negozi di tantissimi altri marchi contro cui sono state fatte campagne di pressione
e boicottaggio.
Da un momento all’altro per l’industria della pelliccia ci sarebbe un colpo durissimo, sia in termini di introiti che di immagine.

Questo momento arriverà. Quando dipende anche da tutti noi.

Dopo 10 mesi di campagna ed una pausa estiva siamo pronti a dare il massimo contro l’industria della pelliccia e il Max Mara Fashion Group. Dopo 300 proteste in tutta Italia non siamo certo stanchi di ripetere ai passanti cosa si nasconde dietro alle vetrine
dei negozi Max Mara o Max&Co, non siamo stanchi di urlare la nostra rabbia, di passare giornate al caldo o al freddo per dare voce a quegli animali reclusi così lontano dalle nostre città, così lontano dai nostri occhi, ma così vicino al nostro cuore.

UNISCITI ALLA SETTIMANA MONDIALE CONTRO IL MAXMARA FASHION GROUP!

Nella settimana dal 14 al 20 settembre si terranno proteste davanti ai negozi del MMFG in almeno 20 diversi paesi del mondo e in tante città italiane. Saremo la voce degli animali in Inghilterra, Germania, Olanda, Danimarca, Belgio, Stati Uniti, Austria, Estonia, Finlandia, Lussemburgo, Spagna, Russia, Svezia, Canada, Norvegia, Repubblica Ceca, Polonia, Cile, Colombia Perù, Argentina.

Per il MMFG si preannuncia una settimana difficile!

Cosa puoi fare rendere questa settimana ancora più efficace?

-Partecipa alle proteste che verranno segnalate nella pagina degli appuntamenti, che puoi visualizzare cliccando qui.

-Organizza una protesta o un volantinaggio nella tua città. Organizzare una protesta o un semplice volantinaggio non è difficile ed è la cosa più importante che puoi fare per aiutarci ad allargare la campagna.

DA UN COMPAGNO TORTURATO E DISOCCUPATO DAL SISTEMA

riceviamo e pubblichiamo

UN APPELLO ALL’ULTIMO SANGUE

11 SETTEMBRE 2009
I-LE DESTINATARI-E DELLA PRESENTE SONO INVITATI A FAR GIRARE IL PIU’ POSSIBILE QUESTA E-MAIL
Da oltre 4 anni Paolo Dorigo è fuori dal carcere. Da oltre 3 anni è formalmente libero. Da quasi 3 anni ha il passaporto.
Con le risorse che ha potuto ricevere da familiari ed amici, ha potuto vivere in questi anni dedicando la quasi totalità del suo tempo al lavoro di sostegno e costruzione dell’autorganizzazione sindacale di classe (cfr. www.slaicobasmarghera.org ) e al lavoro di sostegno e denuncia delle vessazioni e torture permanenti tecnologiche di cui sono vittime migliaia di detenuti e decine di migliaia di cittadini in Italia (cfr. www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org )
Nessuno ha offerto a Paolo un lavoro al livello della sua professionalità, e nemmeno hanno accettato una sola delle domande di lavoro anche notturno fatte in diverse fabbriche da Paolo.
Paolo ed i suoi fratelli hanno donato l’intero archivio del padre Wladimiro all’Università di Venezia. Ma anche in questo caso, non si è avuto per Paolo, né lo ha chiesto, alcun sostegno lavorativo dato dalla sua grande professionalità e preparazione di documentarista ed archivista.
Le Amministrazioni Locali del Veneto cui Paolo si è rivolto, sinora non hanno ancora raccolto in alcuna maniera le sue offerte di diffusione del prodotto Armando Pizzinato la vita e le opere, edito dalle Edizioni Lavoro Liberato, microscopica quanto coraggiosa voce di dissenso e di documentazione sistematicamente ignorata dalla mafia dell’editoria e dei media, una prestigiosa ed originale opera multimediale presentata in più occasioni anche da numerosi docenti universitari.
Da alcuni mesi, sia il peso della crisi economica, sia azioni mirate e precise, operano per cercare di spezzare la resistenza di Paolo Dorigo, attraverso un attacco economico concentrico e pianificato, anche con azioni illegali (arresto della madre di sua moglie a luglio, per es., interferenza su azioni sindacali con ricaduta non solo sui lavoratori) ma anche sul Sindacato per cui Paolo dedica con lavoro volontario e sinora ancora gratuito gran parte delle sue giornate, (si è giunti da poco all’autosufficienza delle strutture locali venete del Sindacato, per quanto riguarda le spese di gestione), che sta mettendo a rischio il suo impegno e la sua stessa vita.
IL PROCESSO DI REVISIONE CHE UNA VOLTA SVOLTO, COME MINIMO SE NON VENISSE RICONOSCIUTA L’ASSOLUZIONE, IN CASO DI CONFERMA DELLA CONDANNA DOVREBBE VEDERE RICONOSCIUTA LA CONTINUAZIONE CON NOTEVOLE RIDUZIONE DELLA PENA E QUINDI CON ANNI SCONTATI DI INGIUSTA DETENZIONE, NON LO VOGLIONO SVOLGERE NONOSTANTE LE PRESE DI POSIZIONE IN CAUSE GIURIDICHE DELLA CEDU, DELLA CASSAZIONE, DELLA CORTE DI APPELLO DI BOLOGNA. (cfr. http://www.paolodorigo.it/2009_0_29_Prosperi_NuovoappelloCEDU_Dorigo.pdf )
Infatti, nonostante le prove mediche e documentali prodotte, non si è ancora trovato un solo medico chirurgo disposto ad operare Paolo in presenza di testimoni e legali; non si è trovata una clinica disponibile a fare analisi biologiche gratuite. Per quanto riguarda la operazione, adesso si è reperito una équipe di medici disponibili a venire in Italia ad operare Paolo, ma serve un minimo di copertura economica quantomeno per le spese di viaggio e pernottamento in Italia (almeno 5000 euro).
Inoltre Paolo ha accumulato delle sanzioni pecuniarie da pagare, e sarebbe meglio fosse in grado di farlo.
Servono soldi. Soprattutto per chi non si sottrae ai compiti sociali di solidarietà nella lotta e non negli inciuci, soprattutto per poter fare un salto di qualità, dalla denuncia alla liberazione, per chi soffre la tortura tecnologica.
La campagna di sostegno l’ha iniziata di fatto il drappello di una quindicina di persone, compagni, docenti universitari, anche qualche giornalista, che tra fine luglio ed inizio agosto hanno mandato 50,100,200 o 300 euro, permettendo di raggiungere la cifra di 3300 euro e di far liberare in Nigeria la madre della moglie di Paolo.
L’ha ora ripresa Francesco Moisio acquistando, pur se a rate, un’opera pittorica di Paolo (cfr. http://www.paolodorigo.org/produzione_arte.html )
Potete inviare sottoscrizioni a Paolo nella seguente maniera:
C/C bancario presso Unicredit Mira (VE) via Nazionale 183, IBAN IT-57-R-02008-36182- c/c 4078-6006 intestato a DORIGO PAOLO

POSTE ITALIANE – Conto Corrente Postale (1,10 euro di spesa per bollettino) 65650418 intestato a DORIGO PAOLO – MIRA (VE)
POSTE ITALIANE – VERSAMENTO BANCARIO ccp, usare l’IBAN IT-15-G-07601-02000-000065650418
POSTE ITALIANE – POSTE PAY (1 euro a versamento di spese) intestato a DORIGO PAOLO – MIRA (VE) – n.4023 6004 3497 0291