così non vogliono pagare la crisi!

non gli piacciono le processioni e i sermoni!

http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?id_video=12…

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo44…

Scontri tra manifestanti e polizia hanno caratterizzato le prime ore della festa del primo maggio in alcune città della Germania con un bilancio di decine di agenti feriti. Lo hanno reso noto le autorità tedesche. A Berlino un corteo con 200 dimostranti che scandivano slogan contro il capitalismo, si è concluso col lancio bottiglie e pietre contro la polizia, auto e tram. 29 agenti sono rimasti feriti, 12 persone fermate.

http://it.euronews.net/2009/05/01/primo-maggio-berlino…

ARBEIT MACHT FREI?

di Vittoria Oliva

Cosa sia il lavoro salariato hanno avuto il coraggio
di dirlo a chiare lettere:

http://www.youtube.com/watch?v=VKwoThd_5ok

Che differenza c’è tra un campo di sterminio e un "posto" di lavoro? sembra di vedere dei lavoratori all’ingresso di una fabbrica e poi una fabbrica dismessa : sempre una fabbrica di morte e di morti, Thyssen o campo di sterminio, i padroni sono sempre Krupp.

Poi vinse la democrazia e sulla costituzione della Patria Italia fu scritto:

 

ARTICOLO 1
L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro:

Leggi tutto “ARBEIT MACHT FREI?”

Partigiani e Squatter uniti e ribelli … come la gramigna

In realtà sono solo appunti, nessuno ha voluto seguirci su quella strada, pensavo tra me e me. Avevamo scelto di evidenziare la dimensione "comunitaria" delle storie e di chi le racconta perché  ci sembrava quella la questione da affrontare. In realtà  stavamo parlando dell’uovo di colombo, o della lettera rubata del racconto di Poe, in fondo di constatazioni banali, descrizioni assolutamente pragmatiche di cose che succedevano e succedono ogni giorno. Ogni bar, ogni compagnia di amici ha il suo cantastorie, che è uno storico orale, ma anche il rielaboratore della memoria del luogo e/o del gruppo.
Parliamo dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’egualitarismo di un pensare e agire la politica che abbia come fine ultimo l’emancipazione dalle classi dominati, la liberazione dei nuovi schiavi, il riscatto degli oppressi. Quelli che una volta erano pensieri condivisi da gran parte dell’arco costituzionale sono ora ingombranti intralci da tacere, retaggio di un’epoca in cui il conflitto sociale era lo strumento di un lavoro politico e non un fantasma da rinchiudere con imbarazzo in un armadio.
Lo stesso ceto politico che si inchina ai poteri forti, della quale esso stesso è parte, alle gerarchie ecclesiastiche, ai poteri economici, che si vergogna della Resistenza, a lungo confinata in una irreale dimensione di lotta del Bene contro il Male.
In questi tempi difficili persino questa interpretazione è troppo progressista, dal momento che intralcia almeno formalmente l’attenta opera di riciclo dei post-fascisti mai pentiti e, soprattutto, si contrappone a una operazione di capillare diffusione di messaggi xenofobi, razzisti, discriminatori, omofobi.
Tale operazione non passa attraverso analisi e dibattiti, ma si accontenta di riletture mediatiche della storia di ieri e di oggi: semplificazioni a uso dei mass media, costruite a colpi di fiction, di film di serie B, di salotti televisivi, di attori dal volto accattivante, di registi prezzolati, di dirigenti compiacenti della TV pubblica e privata.
Questa produzione mediatica è anche una produzione culturale e risponde a precise esigenze politiche: dire che i fascisti non erano poi così cattivi, che spesso non erano d’accordo con i nazisti, che anzi lottavano strenuamente per difendere la popolazione italiana è la premessa logica per riproporre alcune teorie e alcune pratiche che avevano proliferato nel ventennio e che sono insite nel bagaglio culturale della classe dominante di questo Paese.
Contro queste teorie e queste pratiche hanno combattuto i partigiani della Resistenza e continuano a combattere ancora oggi per chi le sa vedere, portando ovunque una testimonianza che vuole essere anche un monito, non solo la narrazione di un pezzo di storia che è stata.
 Contro queste teorie e queste pratiche continuano a combattere le compagne e i compagni dei collettivi studenteschi, delle università e delle strutture di base. Tutti coloro che insistono nel ricordare come la Resistenza abbia significato guerra antifascista, conflitto sociale, lotta popolare e che ogni eccidio fascista, ogni omicidio delle squadracce, ogni offensiva dei camerati di ieri e di oggi è un’aggressione alle masse popolari, agli umili, agli oppressi, ai proletari, a quella che è la parte migliore della società.
I partigiani tra gli squatter.  La Resistenza e lo Spirito di Seattle. Fazzoletti rossi di cinquant’anni fa e i black block. Cortocircuito ideale, gioco di rimandi che starebbe bene in un libro, ma ancor più nelle piazze e forse ogni tanto ci sta.
Perché sono le condizioni che ci mettono insieme, creare le occasioni dunque è strategico.
I vecchi nemici dei nazifascisti e giovani avversari della globalizzazione sono, devono essere,  dalla stessa parte.

ciao Bebo o Baffo o Bube è il 25 aprile 2009

Eh si la tua storia, caro Bube, è come la storia della Resistenza, ogni "scrittore" racconta il  suo il romanzo e la sua versione: retorica, opportunista, di disprezzo, di negazione oppure di esaltazione manierata,ogni momento politico ha la sua resistenza romanzata, mentre si vive la resistenza reale.
Bube o Baffo o Bebo  si chiamava,  Renato Ciandri in realtà, nato da una famiglia povera e Mara si chiamava Nada Giorgi. A me piace pensare che il suo nome di battaglia era il soprannome che gli avevano affibbiato da ragazzo Bebo.

Sapere la storia combattente di Bebo oltre che la sua storia d’amore può servire a capire alcune  cose sulla Resistenza e i Partigiani.
Bebo ha combattuto nella zona fra Pontassieve, Monte Giove e Dicomanno,passando da una banda all’altra.
Era chiamato "ribelle fra i ribelli" per i suoi numerosi atti di insubordinazione alla disciplina, infatti come la maggior parte di tutti questi sognatori combattenti ubbidì all’ordine di arruolarsi in un esercito regolare per salvare la Patria, cosa che si capisce anche: c’era non solo il fascismo ma l’occupazione del tedesco invasore,  fu così che divenne "ribelle tra i ribelli" tanto da collezionare sedici anni di reclusione per pochi mesi di milizia nel Cremona.Alla fine della guerra fu amnistiato.
Bebo lo ritroviamo anche a Firenze nell’operazione per la conquista della Stazione di Santa Maria Novella, dove i blindati inglesi rifiutarono l’appoggio ai partigiani e dove il combattimento si svolse casa per casa, l’episodio è citato anche nel film di Rossellini Paisà, Bebo rimase ferito.

Nel 1945, a guerra finita,   alla festa del Sasso, una sagra paesana, una di quelle feste di paese dove si sovrappongono motivi religiosi ad antichi riti pagani, ma nel caso specifico ci si andava sopratutto per mangiare della buona carne, era il 45!  Bebo e sui compagni partigiani che  erano andati per questa gita fuori porta furono bloccati da un prete colla scusa che "erano indecenti" segui un diverbio, un maresciallo intervenne in difesa del prete, il figlio del maresciallo sparò, Bebo restò ferito, un compagno comunista anziano fu ucciso , anche il maresciallo e il figlio rimasero uccisi.
Dove la Resistenza è stata un concerto corale di anime pie per la santa rinascita nazionale alla libertà?
 Bebo dovette scappare in Francia, poi illudendosi forse sulla democrazia e per ordine del partito comunista rientrò in Italia, era il periodo in cui si svolgevano numerosi processi contro gli "ex partigiani" in un clima di massima durezza, l’ordine doveva essere riportato, si doveva
procedere alla ricostruzione liberandosi delle "teste calde".Bebo fu arrestato e condannato a 19 anni.
La storia, quella non sentimentale, di Bebo ci fa capire come quello che si dice ora sulla Resistenza e Partigiani sono discorsi opportunisti: la Resistenza appartiene solo ad una parte, a quella parte che si è riconosciuta
in essa e che ancora vi si riconosce, la Resistenza non portò alla libertà, portò solo alla democrazia borghese, perchè la dittatura fascista non serviva più e perchè il sogno imperiale tedesco soccombette ai sogni degli
imperi vincenti, la Resistenza non è stato "un comune sentire storico", la Resistenza per tanti partigiani è stato un duro risveglio dalle illusioni propinate dagli illusionisti.
Bebo tu sei morto e non hai visto come oggi 25 aprile 2009, c’è chi vuol dare "pari dignità" ai repubblichini di Salò, e al prete e al maresciallo per cui finisti in galera: tutti accomunati: I partiti "resistenziali" sono crollati, nuove necessità si impongono nuovi equilibri si cercano, bisogna
fare fronte comune contro i resistenti di oggi : migranti in lotta, lavoratori che possono incominciare una nuova Resistenza, insubordinazione sociale, e così la storia della Resistenza Partigiana viene riscritta per l’ennesima volta, come tutta la Storia del resto.

Si è vero la lotta Partigiana, la Resistenza fu sopratutto una lotta di liberazione nazionale, e dentro vi erano tutte le componenti, del resto va vista nel contesto di una guerra mondiale, nella Resistenza  Europea all’occupazione nazista tedesca, cosa vuol dire sottolineare  con disprezzo
da parte di alcuni questo fatto, con sufficienza purista, cosa significa quel sottolineare che era sopratutto  una lotta di liberazione nazionale niente affatto rivoluzionaria? forse si vuol dire che se il fascismo avesse vinto e l’Unione Sovietica fosse stata battuta sarebbe stato tanto meglio?
Non ci sarebbe stato l’impero anglo americano, ma la dittatura nazifascista.Dicono alcuni il sistema democratico, la dittatura borghese che subiamo è il frutto di quella vittoria: un alibi per nascondere la propria pochezza, la propria nullità, il proprio essere imbelli, se subiamo la
dittatura borghese è perchè non abbiamo avuto la capacità o la volontà  e la forza di liberarci di essa.

D’altra parte altri continuano ad incensare la Resistenza
Partigiana relegandola nel mito, nella commemorazione del dovere compiuto, senza mettere in evidenza che i fucili furono deposti dai più e che le bandire rosse o nere soccombettero al tricolore, il tutto perchè non si tirino le somme per andare oltre lo stato di cose presenti.

Io in questo 25 aprile 2009 ricordo i Partigiani come Bebo e Corbari, i Partigiani sconfitti nei loro ideali perchè ci si riappropri dei loro ideali e della loro speranza in una società libera veramente.


Io in questo 25 aprile 2009 ricordo il filo rosso che lega i Partigiani d’ Italia ai combattenti della guerra di Spagna.

Io questo 25 aprile 2009 ricordo tutti i Resistenti che hanno lottato contro le dittature e i Golpe voluti ,poi ,dopo la caduta del fascismo e del nazismo dalla democrazia borghese vincente: dalla Resistenza  Greca, a quella Cilena, a quella Argentina, a tutti i desparesidos, a tutti quelli che ancora prendono il sentiero delle montagne col fucile in spalla.Sbagliano forse, ma nel loro errore c’è tanta dignità e tanto riscatto: è dai tentavi di ritrovare la propria dignità e il proprio riscatto che poi si imbocca il sentiero giusto che porta ad un mondo diverso, non nasce certo un mondo diverso da tutti i soloni che rifanno le pulci a questo o quel movimento di Resistenza in  armi, come non nasce dagli apologeti di facciata che fanno la loro parata commemorativa.


Io questo 25 aprile 2009 ricordo tutti i ragazzi , le donne e gli uomini che facevano le loro riunioni in segreto tallonati dalle tante Bande Collotti, che nascondevano i giornali usciti dalle stamperie clandestine tra le  gonne
o nelle ceste  sotto le patate, che facevano le loro scritte sui muri.

Io questo 25 aprile 2009  rivedo i nuovi Partigiani nei migranti di Bruzzano e nei lavoratori che sequestrano i capi, nella Grecia che non si arrende e mi dico

LA RESISTENZA NON FINISCE MAI,
BISOGNA RESISTERE PER POTER ATTACCARE DOMANI .

Con commozione penso alla forza dei tanti, e vorrei che questa forza si ritrovasse, che dopo il bando del febbraio 1944 che sanciva la pena di morte per i disertori e i renitenti alla leva, difendevano, nascondevano i
disertori malgrado nell’aprile dello stesso anno la pena di morte fosse estesa anche a chi dava rifugio ai disertori.

vittoria
L’avamposto degli Incompatibili
www.controappunto.org

http://www.youtube.com/watch?v=giwavEuFV1M&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=ZZ7hiMechGc

http://www.youtube.com/watch?v=HK7nbWqDAb0&feature=related